Quest’opera nasce da una riflessione sui tragici eventi avvenuti nel 2016 al nightclub Pulse di Orlando, in Florida.
Pulse è il nome di quel luogo, ma è anche battito, respiro spezzato, ritmo — il ritmo dei corpi che danzano, un impulso vitale, un colpo di pistola. Evoca forza, energia, vita interrotta.
Cosa significa oggi essere comunità? L’identità individuale è messa alla prova in uno spazio fuori dall’ordinario, un luogo dove i corpi cercano il contatto senza mai raggiungerlo del tutto, dove i gruppi si formano e si dissolvono, dove si può essere accolti o restare soli ai margini.
È uno studio sull’appartenenza: una comunità può restare salda di fronte ai tremori del cambiamento o finirà per ritirarsi in isolamento, creando rifugi segreti e inaccessibili? La danza diventa un modo per raccontare il genere, la paura, il fragile coraggio dello stare insieme. Non è semplicemente un lavoro sulle questioni di genere, ma sulla percezione dell’Altro, a partire da una ferita storica.
Pulse è un tentativo di unione che vacilla — una ferita in un corpo collettivo che, sulla scena, deve imparare di nuovo a pulsare, muoversi, crescere all’ombra di una società in crisi.